Un video di meno di tre minuti, rilanciato su Instagram, parte da una frase sul debito pubblico: ci hanno detto che abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi. L’economista ospite promette di smontarla con i numeri.
Sono cifre tonde: miliardi di debito, interessi, ospedali, medici. Ma quelle cifre sono giuste?
Per rispondere ho preso le affermazioni una per una e le ho confrontate con le fonti ufficiali, in otto tappe: dal video fino ai limiti dei numeri.
Che cosa dice il video?
Il video è tratto da un pezzo di trasmissione televisiva del 2021, «Notizie Oggi Lineasera» su Canale Italia, con ospite l’economista Valerio Malvezzi. Si intitola “La grande truffa del debito pubblico”. Le affermazioni sono queste, come si leggono nei sottotitoli del video, che è un montaggio di Positano TV:
- Debito: il debito pubblico accumulato dal 1981 al 2020 è «di circa 2.500 miliardi».
- Interessi: gli interessi pagati nello stesso periodo sono pari all’intero debito.
- Avanzo primario: dal 2000 al 2020, «tolto un anno», lo Stato ha sempre incassato più di quanto ha speso.
- Famiglie: per i «saldi settoriali» (i conti di famiglie, imprese, Stato ed estero), se lo Stato è in avanzo qualcun altro è in disavanzo, e «da vent’anni stiamo perdendo soldi nelle famiglie».
- Sanità: «negli ultimi 10 anni» 170 ospedali chiusi, 10.000 medici, 6.000 infermieri e 48.000 dipendenti della sanità in meno. Il video non dice di quali anni parla.
- Conclusione: l’avanzo serve a pagare gli interessi, che nel video vanno alle banche, a spese di medici, infermieri e altri servizi; «è una scelta politica».
Due parole servono subito. Il saldo primario è la differenza tra ciò che lo Stato incassa e ciò che spende, senza contare gli interessi sul debito; se è positivo si chiama avanzo. Il PIL, il prodotto interno lordo, è il valore di ciò che l’Italia produce in un anno: serve per confrontare cifre di epoche diverse.
Quanto è aumentato il debito, e quanto hanno pesato gli interessi?
Il primo numero regge, perché «circa» dice quanto basta. Secondo le serie storiche dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica, su dati della Banca d’Italia, l’aumento del debito dal 1981 al 2020 è di 2.460 miliardi di euro. A fine 2020 il debito è il 154,7% del PIL, secondo Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea. «Circa 2.500» è un’approssimazione giusta.
Anche il secondo è vero nella sostanza. Per il periodo 1981-2020: gli interessi pagati (2.752 miliardi) sono più dell’aumento del debito (2.460). Il saldo primario, da solo, lo avrebbe ridotto di 586 miliardi.
Gli interessi (2.752) meno l’avanzo primario (586) fanno 2.166, ma il debito è salito di 2.460: mancano circa 294 miliardi. È ciò che Eurostat chiama “aggiustamento stock-flussi”: la parte dell’aumento del debito che non viene dal deficit dell’anno, ma da operazioni contabili, per esempio quando lo Stato tiene più soldi in cassa o presta soldi ad altri. L’Osservatorio la calcola proprio come differenza tra l’aumento del debito e il deficit: 292 miliardi, e 2.166 più 292 fa 2.458, contro 2.460.
Il dato va letto con due avvertenze:
- Anni diversi: la somma mette insieme lire del 1981 ed euro del 2020. Al netto dell’inflazione la proporzione cambia, e gli interessi alti degli anni Ottanta e Novanta riflettevano un’inflazione alta.
- Da dove parte il debito: negli anni Ottanta lo Stato era anche in disavanzo primario, −134 miliardi dal 1981 al 1991. Il debito sale dal 56% del PIL nel 1980 al 98% nel 1991, e gli interessi su quel debito hanno fatto il resto.
Oggi, secondo Eurostat, a fine 2025 il debito è di 3.097 miliardi, il 136,7% del PIL. Gli interessi costano 87,2 miliardi l’anno, il 3,8% del PIL.
Lo Stato ha incassato più di quanto spendeva?
Per quasi trent’anni sì, ma non «tolto un anno». Gli anni senza avanzo sono due, non uno: il 2009 e il 2020. Tra il 2000 e il 2020 il saldo primario è positivo in 19 anni su 21. Il video non dice quale sia l’anno escluso.
Detto meglio: dal 1992 al 2019 l’Italia ha avuto un avanzo primario ogni anno, tranne il 2009. L’avanzo cumulato in quegli anni è di 820 miliardi, e gli interessi pagati sono 2.223. Gli interessi, cioè, sono stati molto più grandi dell’avanzo.
Poi il quadro cambia. Il saldo primario è negativo dal 2020 al 2023, gli anni della pandemia e del caro energia, e torna positivo nel 2024 (+11,7 miliardi) e nel 2025 (+17,4 miliardi, circa +0,7% del PIL).

Che cosa è successo alla sanità?
Il video non dice quali anni: ho preso il 2010-2019, gli ultimi dieci con i dati completi degli annuari. Nessuna cifra coincide esattamente con quelle del video:
- Ospedali: gli istituti di cura (ospedali e cliniche, pubblici o privati convenzionati) passano da 1.165 nel 2010 a 992 nel 2019, cioè −173; Quotidiano Sanità, un sito di notizie sulla sanità, li racconta come «chiusi». Il conto è delle strutture di ricovero, che negli annuari comprendono anche le aziende ospedaliere: non conta un ospedale per volta. I posti letto sono scesi di 43.471.
- Medici: i medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale scendono da 107.448 a 102.316, cioè −5.132. Con i medici convenzionati, quelli di famiglia, i pediatri e la guardia medica, il calo è di 9.484, circa 10.000.
- Infermieri: da 263.803 a 256.429, cioè −7.374.
- Dipendenti: il personale dipendente del Servizio sanitario scende di 42.380 unità (−6,5%); sono oltre 46.000 contando i medici convenzionati. L’ordine di grandezza è quello del video, il numero no.
Il periodo conta. Con il 2020 dentro, le cifre del personale cambiano molto: gli infermieri passano da −7.374 a +883, per le assunzioni del primo anno di pandemia, e i medici dipendenti a −4.356. Il video parla anche di «vent’anni» di tagli agli ospedali: per un confronto su vent’anni servirebbe l’annuario del 2000.
Dopo il 2019 le strutture sono stabili e gli infermieri tornano sopra il livello del 2019 (268.013 nel 2022).
Il video parla di tagli, e i tagli sono una questione di spesa. Secondo Eurostat, la spesa pubblica per la sanità tra il 2010 e il 2019:
- In euro: da 119,1 a 121,1 miliardi, quasi ferma.
- Al netto dell’inflazione: l’8% in meno.
- In percentuale del PIL: dal 7,4% al 6,7%.
Nel 2020, con la pandemia, sale a 130,3 miliardi, il 7,8% del PIL.
Quanto distano le cifre del video dai dati?
Gli scarti vanno in entrambe le direzioni: il video sottostima gli infermieri, gli ospedali e gli anni senza avanzo, sovrastima medici e dipendenti. Questo il confronto, con il solo periodo 2010-2019 per la sanità:
| Che cosa | Video | Dati | Scarto del video |
|---|---|---|---|
| Debito 1981-2020 | circa 2.500 miliardi | aumento 2.460; a fine 2020 2.578 | +2% sull’aumento; −3% sul debito a fine 2020 |
| Anni senza avanzo primario 2000-2020 | 1 | 2 (2009 e 2020) | −1 anno |
| Ospedali (istituti di cura) | 170 in meno | 173 in meno | −2% |
| Medici | 10.000 in meno | 9.484 in meno (con i convenzionati); 5.132 (solo dipendenti) | +5% (+95% sui soli dipendenti) |
| Infermieri | 6.000 in meno | 7.374 in meno | −19% |
| Dipendenti della sanità | 48.000 in meno | 42.380 in meno (46.732 con i convenzionati) | +13% (+3% con i convenzionati) |
Gli scarti sono la differenza tra la cifra del video e il dato, divisa per il dato, e sono arrotondati.
Che cosa sono i saldi settoriali, e che cosa dicono delle famiglie?
L’economia si può dividere in quattro parti: famiglie, imprese, Stato e resto del mondo. Il saldo finanziario di ciascuna è la differenza tra ciò che incassa e ciò che spende. Sommati, i quattro saldi fanno zero ogni anno. È un’identità contabile, cioè un conto che quadra sempre, per come è costruito; secondo i dati AMECO, la banca dati economica della Commissione europea, vale dal 1995 al 2025 senza scarti.
Il video, su questo punto, ha ragione: se una parte è in avanzo, un’altra è in disavanzo.
Ma nell’identità entra il saldo totale dello Stato, interessi compresi, non il saldo primario. Il saldo primario dice che lo Stato ha incassato più di quanto spendeva; il saldo totale è negativo ogni anno: nel complesso lo Stato ha speso più di quanto ha incassato. Sono due misure diverse.
| Saldo, in % del PIL | 2000 | 2019 | 2020 | 2025 |
|---|---|---|---|---|
| Stato, interessi compresi | −2,4 | −1,5 | −9,4 | −3,1 |
| Famiglie, con le istituzioni senza scopo di lucro | +3,7 | +2,0 | +7,9 | +1,9 |
Quindi, se lo Stato nel complesso spende più di quanto incassa, qualcun altro deve essere in avanzo, e le famiglie lo sono in ogni anno: il loro saldo finanziario, che è ciò che l’identità misura, è positivo ogni anno dal 1995 al 2025. Era il +10,3% nel 1995. Altre cose, come i redditi o il potere d’acquisto, il saldo finanziario non le misura.

I numeri dimostrano che l’avanzo sia servito a pagare gli interessi a spese della sanità?
I dati mostrano quattro cose vere negli stessi anni:
- Avanzo primario: dal 1992 al 2019, quasi ogni anno.
- Interessi: superiori all’avanzo, quindi debito che sale.
- Strutture e personale: nel 2010-2019 meno strutture, meno posti letto e meno personale nella sanità.
- Spesa sanitaria: quasi ferma in euro, in calo al netto dell’inflazione e rispetto al PIL.
Che la riduzione di strutture e personale sia stata decisa per pagare gli interessi, però, è una tesi politica. I numeri non la dimostrano, e non la smentiscono: dicono che le cose sono avvenute negli stessi anni, non che una abbia causato l’altra.
Una spesa più bassa è compatibile con la tesi del video, ma anche con altre spiegazioni: i piani di rientro regionali (con cui le regioni con i conti sanitari in disavanzo devono rimetterli in ordine), le regole europee sul disavanzo o la riorganizzazione della rete. Restano associazioni, non prove. Nel video è la tesi dell’economista ospite.
Che cosa i numeri non possono dire?
Tre limiti, detti sul dato. Debito, interessi e saldi sono in euro dell’epoca, senza correggere per l’inflazione, quindi sommare decenni diversi è un’approssimazione: i grafici usano la percentuale del PIL. Per la sanità, i dati del 2010 e del 2019 vengono da una fonte secondaria, un sito di notizie che confronta gli annuari, e i conteggi degli istituti sono di strutture di ricovero, non di ospedali uno per uno. I dati del 2025 non sono ancora definitivi.
Il resto non è una questione di cifre. Il video dice anche che a incassare gli interessi sono le banche: i dati di questo controllo non dicono chi detiene il debito. E se la riduzione di strutture e personale sia stata una scelta giusta o sbagliata, e se si potesse evitare, è un giudizio politico: i numeri lo informano ma non lo risolvono.
Non resta che vedere, negli anni che vengono, se l’avanzo primario del 2024 e del 2025 diventa di nuovo un’abitudine.
Domande frequenti
Il debito pubblico è aumentato davvero di circa 2.500 miliardi tra il 1981 e il 2020?
Sì, in sostanza. Secondo l’Osservatorio sui conti pubblici italiani, su dati della Banca d’Italia, l’aumento è di 2.460 miliardi di euro, da 116,7 a 2.576,6; secondo Eurostat il debito a fine 2020 è di 2.578 miliardi, il 154,7% del PIL. A fine 2025 è di 3.097 miliardi, il 136,7%.
Gli interessi pagati sono pari all’intero debito?
Sì, e anzi sono di più. Dal 1981 al 2020 gli interessi pagati sono 2.752 miliardi, contro un aumento del debito di 2.460. La somma, però, mette insieme lire del 1981 ed euro del 2020: al netto dell’inflazione la proporzione è diversa.
L’Italia ha avuto un avanzo primario ogni anno dal 2000 al 2020, tranne uno?
No, gli anni negativi sono due, il 2009 e il 2020. L’avanzo primario c’è ogni anno dal 1992 al 2019, tranne il 2009. Dopo quattro anni negativi, dal 2020 al 2023, torna positivo nel 2024 e nel 2025. Il video non dice quale sia l’anno escluso.
Quanti ospedali, medici e infermieri sono stati persi in dieci anni, e quanto è scesa la spesa?
Le cifre del video sono vicine ma non uguali, e il video non dice di quali anni parla. Tra il 2010 e il 2019, secondo gli annuari del Ministero della Salute, gli istituti di cura scendono di 173, i medici dipendenti di 5.132, gli infermieri di 7.374 e il personale dipendente di 42.380. La spesa pubblica per la sanità passa da 119,1 a 121,1 miliardi, l’8% in meno al netto dell’inflazione.
Le famiglie italiane perdono soldi da vent’anni?
Il saldo finanziario delle famiglie è positivo in ogni anno dal 1995 al 2025. Secondo i dati AMECO mettono da parte più di quanto si indebitano. Lo Stato, interessi compresi, è sempre stato in disavanzo. Il saldo finanziario conta solo ciò che si presta e ciò che ci si indebita: non misura redditi né potere d’acquisto.
Altri controlli di numeri
Altri articoli di questo blog che controllano numeri su fonti ufficiali:
- “Manovra ed energia: da dove arrivano i 14 miliardi del MASE”
- “Ma perché noi italiani paghiamo così tanto l’energia?”
Scarica i dati e il codice
Ho raccolto in un file zip i dati e il codice con cui ho rifatto i conti, così chi vuole può ripetere le analisi. Dentro ci sono i dati di Eurostat (debito, deficit e interessi dal 1995; spesa sanitaria pubblica), di AMECO (saldi settoriali) e degli annuari della sanità in file CSV, cioè tabelle di testo semplice, gli script che scaricano le fonti, rifanno i conti e disegnano i due grafici, scritti in R, un linguaggio per l’analisi dei dati, e un file di istruzioni. La serie storica dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani, che copre i decenni 1980-2025, non è nel file: lo script la scarica dal sito dell’Osservatorio. Scarica i dati e il codice dell’analisi (zip): 16 KB (16.050 byte), file del 2 novembre 2026, SHA-256 b4817facb34417c9af22b250338a1ed936236cb2519c557baf2471c43b1db20d. I dati vengono dalle fonti elencate sotto.
Nota di metodo (per chi vuole controllare i conti)
Debito, interessi e saldo primario vengono dalle Serie storiche di finanza pubblica dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani (Università Cattolica), file di marzo 2026: i dati sono della Banca d’Italia per il 1980-1994 e dell’Istat dal 1995. A fine 1980 il debito era di 116,7 miliardi di euro e a fine 2020 di 2.576,6 (Osservatorio); Eurostat dà 2.578 miliardi a fine 2020. Eurostat (tabella gov_10dd_edpt1, notifica del 21 ottobre 2026) dà il 2020 e il 2025 e un controllo: per il 2019, il 2020 e il 2024 la differenza con l’Osservatorio è sotto i 2 miliardi. AMECO, la banca dati della Commissione europea, dà i saldi settoriali. La spesa sanitaria è la voce «Sanità» della classificazione delle funzioni di governo (COFOG 07) di Eurostat; al netto dell’inflazione significa a prezzi del 2010, con il deflatore del PIL.
Il saldo primario cumulato 1981-2020 è +586 miliardi; gli interessi cumulati 1981-2020 sono 2.752 miliardi; l’aggiustamento stock-flussi è +292,4 miliardi (voce L dell’Osservatorio). Secondo Eurostat comprende la liquidità tenuta dal Tesoro, i prestiti, le partecipazioni (al netto delle privatizzazioni), i cambi e le discrepanze statistiche; l’Osservatorio la calcola come differenza tra l’aumento del debito e il deficit (voce L = variazione del debito più indebitamento netto): non misura le singole voci. Il conto, 2.752 meno 586 più 292, fa circa 2.458 contro un aumento di 2.460, e il resto, 1,4 miliardi, è dovuto agli arrotondamenti delle serie in percentuale del PIL. Per il 1981-2025 gli interessi sono 3.147 miliardi, contro un aumento del debito di 2.980.
Per la sanità, le cifre del 2010 e del 2019 vengono dal confronto degli annuari statistici del Ministero della Salute (le raccolte annuali di dati) pubblicato da Quotidiano Sanità; quelle del 2020 e del 2022 dagli annuari stessi. Per gli infermieri, negli annuari (2010, 2019, 2020 e 2022) il calo tra il 2010 e il 2019 è di 7.374, e con il 2020 scompare. Dopo il 2019: strutture di ricovero stabili tra il 2016 e il 2022; medici dipendenti 101.827 e dipendenti 625.282 nel 2022. Il Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato, che espone i dati solo con un’applicazione interattiva, resta fuori da questo confronto.
Le citazioni del video sono lette dai sottotitoli incisi nel montaggio, un fotogramma al secondo: l’audio non è stato trascritto.
Fonti
Consultate il 2 novembre 2026. Segno il grado di ogni fonte: primaria (chi produce il dato), elaborazione (su dati primari), secondaria.
- Osservatorio sui conti pubblici italiani (Università Cattolica), Serie storiche di finanza pubblica, file di marzo 2026 (debito, interessi, saldo primario, aggiustamento stock-flussi; dati Banca d’Italia e Istat). Primaria; elaborazione su dati primari. https://osservatoriocpi.unicatt.it/content/dam/siti-web/ricerca/osservatorio_cpi/risorse/ocpi-OCPI%20-%20Serie%20Storiche%20marzo%202026.xlsx (pagina: https://osservatoriocpi.unicatt.it/risorse/serie-storiche.html)
- Eurostat, debito, deficit e interessi delle amministrazioni pubbliche (gov_10dd_edpt1), notifica del 21 ottobre 2026 (2020, 2025 e controllo). Primaria. https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/gov_10dd_edpt1/default/table
- Commissione europea, AMECO, saldi settoriali (famiglie, imprese, pubblica amministrazione, resto del mondo), 2026 (dati 2025 provvisori). Primaria. https://ec.europa.eu/economy_finance/db_indicators/ameco/documents/ameco16.zip (pagina: https://economy-finance.ec.europa.eu/economic-research-and-databases/economic-databases/ameco-database_en)
- Ministero della Salute, Annuario statistico del Servizio sanitario nazionale, edizioni 2020 e 2022. Primaria. https://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato1658825757.pdf (2020) e https://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato1712573646.pdf (2022)
- Quotidiano Sanità, confronto degli annuari 2010 e 2019 (istituti di cura, medici, infermieri, personale). Secondaria. https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/in-anni-chiusi-ospedali-personale-ridotto-di-mila-unit-scarsi-progressi-sull-assistenza-territoriale-e-sempre-pi-spazio-al-privato-ecco-com-arrivato-il-ssn-di-fronte-al-covid/
- Eurostat, spesa delle amministrazioni pubbliche per funzione (gov_10a_exp, COFOG 07 «Sanità»), aggiornata al 21 ottobre 2026. Primaria. https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/gov_10a_exp/default/table
- Eurostat, Stock-flow adjustment note, ottobre 2018. Primaria. https://ec.europa.eu/eurostat/documents/4187653/9329991/STOCK-FLOW-2018-OCT.pdf/618b019d-c80a-43dc-a4d6-a58103d402ca
- Positano TV, reel “La grande truffa del debito pubblico”, montaggio di un pezzo di «Notizie Oggi Lineasera», Canale Italia, 2021, con l’economista Valerio Malvezzi. Oggetto del controllo. https://www.instagram.com/reel/DfO5H2mteBg/
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