Nel primo semestre 2026 una famiglia italiana ha pagato in media 0,314 euro per ogni chilowattora (kWh, l’unità con cui si misura l’elettricità), tasse incluse, per un consumo tra 2.500 e 4.999 kWh l’anno. È l’11% in più della media dell’Unione europea, 0,283, secondo Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione.
Solo Irlanda, Germania, Belgio e Austria hanno pagato di più. Rispetto alla Francia (0,249 euro per kWh) e alla Spagna (0,251) paghiamo circa un quarto in più; rispetto alla Germania, che paga 0,362, no. Da dove viene la differenza?

Per le imprese la distanza è maggiore: 0,225 euro per kWh senza IVA, il 25% sopra la media europea. Peggio di noi fanno solo Irlanda e Cipro, secondo Eurostat.
Per rispondere ho messo in fila tre cose: le tasse, il prezzo all’ingrosso e che cosa cambia nei paesi che pagano meno.
Le tasse non spiegano il divario
La prima spiegazione che viene in mente è la tassazione. I dati dicono che non basta: in Italia tasse e prelievi pesano per il 25% del prezzo dell’elettricità per le famiglie, meno della media europea (28,4%).
Anche senza tasse restiamo tra i più cari: settimi su 39 paesi, con 0,236 euro per kWh contro circa 0,203 della media europea. Una parte della bolletta, però, non è tassa in senso stretto: sono gli oneri di sistema, le voci che pagano, tra l’altro, gli incentivi alle rinnovabili e il bonus sociale. Come Eurostat li classifichi, tra le tasse o no, non l’ho verificato: il numero che ho usato è il prezzo con tutte le tasse meno il prezzo senza tasse.
ARERA, l’autorità italiana per l’energia, arriva alla stessa conclusione sul confronto con l’area euro: il divario viene quasi tutto dalla voce “energia”, cioè dal prezzo dell’elettricità in sé, prima di reti, oneri e imposte. Sull’evoluzione del 2025 aggiunge un’altra cosa: il prezzo finale per le famiglie è sceso dell’1,6%, ma oneri e componente fiscale “neutralizzano” i risparmi possibili.
Un esempio di come si divide una bolletta. Per un cliente vulnerabile in maggior tutela, il servizio con prezzi fissati da ARERA, da ottobre 2026 su 100 euro vanno:
- Energia: 63,7 euro
- Rete: 14,2 euro
- Oneri di sistema: 7,6 euro
- Commercializzazione (i costi di vendita): 4,9 euro
- Imposte: 9,6 euro
È la composizione dopo il rialzo del trimestre, e non è la bolletta di tutti: vale per i clienti vulnerabili in maggior tutela, circa 3 milioni, e il mercato libero ha prezzi diversi.

Il gas e il prezzo all’ingrosso
Resta il prezzo dell’elettricità prima che arrivi in bolletta: il prezzo all’ingrosso, quello a cui i fornitori la comprano. Il prezzo di riferimento si forma ogni giorno nel Mercato del Giorno Prima, dove l’elettricità per le 24 ore del giorno dopo si compra e si vende ora per ora o, dall’ottobre 2025, a intervalli di quindici minuti.
Non tutta l’elettricità passa da qui: una parte si compra con contratti a termine. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica scrive, nel Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC) del giugno 2024, che le offerte accettate sono pagate al “prezzo marginale di equilibrio”.
In parole semplici funziona così: le centrali offrono la loro energia, dall’offerta più bassa alla più alta, finché la domanda dell’ora è coperta. L’ultima offerta accettata, la più alta tra quelle che servono, fissa il prezzo, e tutte le offerte accettate ricevono quel prezzo. Un esempio inventato, solo per capire: se servono tre centrali che offrono a 30, 60 e 100 euro per megawattora, tutte e tre sono pagate 100.
Il meccanismo è lo stesso in gran parte d’Europa: quello che cambia è quale centrale è l’ultima a servire.
Perché proprio il gas? Le tre centrali dell’esempio potrebbero essere a sole, acqua o gas, in qualsiasi ordine. Il Piano del 2024 scrive che le centrali a gas a ciclo combinato hanno costi più alti per farle funzionare, per esempio, di quelle nucleari presenti negli altri paesi europei. Con costi più alti le loro offerte sono, in genere, tra le più alte: per questo, quando servono, spesso sono loro l’ultima offerta.
Il mercato è diviso in zone, porzioni di rete con una capacità di scambio limitata, e ogni zona può avere il suo prezzo. Fino al 2024 i consumi si pagavano al PUN (prezzo unico nazionale), una media dei prezzi delle zone. Dal 1 gennaio 2025, scrive il Gestore dei mercati energetici (GME), gli acquisti sono pagati ai prezzi zonali, con una componente compensativa che riallinea il costo al PUN Index GME: ai consumatori continua ad arrivare, di fatto, il PUN Index. Per semplicità lo chiamo PUN.
Nel primo semestre 2026 il PUN è stato in media di 127,2 euro per MWh (megawattora, mille kWh): il più alto tra le 14 zone di mercato europee per cui ho dati con licenza aperta.
Per confrontarlo con la bolletta: 127,2 euro per MWh sono circa 12,7 centesimi per ogni kWh, cioè lo 0,127 euro per kWh. È il prezzo a cui i fornitori comprano l’elettricità, una parte dei 31,4 centesimi della bolletta: il resto comprende altri costi dell’energia, le reti, gli oneri, le imposte e la vendita. Non è la ripartizione dell’esempio ARERA più su, che riguarda i clienti vulnerabili dopo il rialzo di ottobre: altri clienti e un altro periodo.
In Germania è stato 98,7, in Francia 61,8. Il divario con la media europea è in gran parte qui. Il dato è una media semplice delle ore, da dati del GME e di Energy-Charts.

Anche nel 2025, scrive ARERA, il PUN è stato il più alto tra le principali borse europee: indica come causa la forte dipendenza dalla generazione a gas, primo fattore del prezzo all’ingrosso, e scrive che i prezzi restano “strettamente legati” al gas.
Il gas c’è davvero: nel 2025 l’Italia ha prodotto il 47,4% della sua elettricità con il gas. Tra i 30 paesi europei che Ember segue solo Malta (83,1%) e Irlanda (48,4%) hanno fatto di più, secondo Ember, un centro di ricerca sull’energia.
Anche il Piano del 2024 parla del gas come “fonte principale e marginale per l’Italia”.
Va tenuta una distinzione: una cosa è quanta elettricità viene dal gas, un’altra è quanto spesso il gas fissa il prezzo. Il prezzo lo decide l’ultima offerta che serve, non la tecnologia più diffusa.
Per sapere quanto spesso il gas fissa il prezzo non c’è un numero solo. Il GME ha un indicatore suo: per i cicli combinati a gas (centrali che sfruttano due volte il calore della combustione) dà il 61,4% nel 2024 e il 52,5% nel 2025, cioè intorno alla metà o poco più. I dettagli del metodo sono nella nota qui sotto.
L’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) usa un altro metodo, e per le prime 16 settimane del 2026 dà il 66% delle ore in Italia e il 9% in Spagna. L’EEA scrive che in quelle ore il gas ha fissato il prezzo, ma la sua misura è un confronto: conta le ore in cui il prezzo del giorno prima è almeno pari al costo di produrre con una centrale a gas.
Sono misure diverse, su periodi diversi.
Solo quella dell’EEA permette il confronto con la Spagna, perché ha lo stesso metodo e lo stesso periodo: in Italia il prezzo ha raggiunto il costo del gas in circa due ore su tre, in Spagna nel 9% delle ore.
Le due misure danno poco più della metà (GME, 2025) e due terzi (EEA, prime 16 settimane del 2026): non sono lo stesso numero e non vanno sommate. Il gas non è l’unica spiegazione che ho trovato nei documenti ufficiali: ARERA ne ha esaminata un’altra, che racconto in un articolo successivo.
Francia, Spagna, Germania
La Francia ha prodotto il 68,8% della sua elettricità con il nucleare nel 2025, secondo Ember, e all’ingrosso ha pagato in media circa la metà del prezzo italiano.
La Spagna ha usato il gas per il 22% della sua elettricità, contro il 47% dell’Italia.
Il suo prezzo all’ingrosso 2025 era circa 67 euro per MWh, contro i 122 dell’Italia nella stessa serie di Ember.
Sono confronti, non una prova: tra questi paesi cambiano anche clima, idroelettrico, reti e tariffe, e non li ho misurati.
La Germania ha un prezzo all’ingrosso più basso del nostro, 98,7 euro per MWh contro 127,2, ma bollette più alte: 0,362 euro per kWh. Vuol dire che nella bolletta tedesca pesano altre voci: quali, non l’ho scomposto.
Il governo federale tedesco, il 17 febbraio 2026, presenta come sollievo dai prezzi dell’energia più misure, tra cui due su voci della bolletta diverse dall’energia. Le tariffe per la rete di trasmissione sono la parte che paga le linee elettriche: nel 2026 il governo le sussidia con 6,5 miliardi. Il prelievo per le rinnovabili è la voce che finanzia gli incentivi: lo Stato se n’è già fatto carico, 17 miliardi. Sono due voci che pesano sulla bolletta tedesca, accanto all’energia, e che lo Stato dice di pagare in parte. Se e quanto abbiano alleggerito la bolletta non l’ho verificato.
Il titolo regge solo in parte
Il titolo di questo articolo regge solo in parte: siamo quinti, non primi, per le famiglie, e la Germania paga di più.
Regge per l’elettricità, non per tutta l’energia: per il gas delle famiglie, sempre secondo Eurostat, siamo decimi, vicini alla media europea (0,114 euro per kWh contro 0,110), anche se nel secondo semestre 2025 eravamo terzi.
E anche sull’elettricità il distacco dalla media europea cambia da un semestre all’altro: era del 2% nel secondo semestre 2025 e di circa il 31% nel secondo semestre 2022.
Da agosto i prezzi salgono ovunque
Per l’Italia, il Consiglio dei ministri ha rinviato il 28 ottobre l’esame di un decreto-legge sul costo dell’energia elettrica e del gas, di cui parlo qui: il comunicato del Consiglio dei ministri n. 195 e i 14 miliardi del MASE.
Del decreto bollette di febbraio (DL 21/2026, convertito con la legge 49/2026) non ho letto il testo.
Questi confronti hanno una data. Da agosto 2026 il prezzo all’ingrosso è salito in tutti i 16 paesi europei che Ember segue, in mediana del 54% tra luglio e ottobre.
In Italia è passato da 157 euro per MWh a luglio a 228 a ottobre, fino al 29: il 45% in più, uno degli aumenti più piccoli in percentuale. Ma il prezzo di ottobre è il terzo più alto dei 16, dopo Ungheria e Bulgaria.
Francia, Spagna e Germania, che a luglio erano tra 97 e 107 euro, sono salite di più e sono arrivate intorno ai 160. In Francia il rialzo è stato del 66%: il prezzo francese, che nel 2025 e nel primo semestre 2026 era circa la metà del nostro, da agosto è il 70%.
In euro il divario con la Francia resta: 62 per MWh in media da agosto a ottobre, contro 58,5 nel 2025. In percentuale, quindi, la distanza si è ridotta; in euro no.
La causa del rialzo non è nei dati che ho: salgono insieme paesi a gas, nucleari e idroelettrici. Il MASE scrive il 16 ottobre che l’obiettivo del suo nuovo decreto è limitare gli effetti dell’aumento del prezzo del gas sul costo dell’elettricità. Per verificare che sia il gas servirebbero le serie del gas e della CO2, che non ho.

Le fonti con cui si produce l’elettricità
Tra i 27 paesi dell’Unione, dove si usano più combustibili fossili (gas, carbone, petrolio) il prezzo all’ingrosso tende a essere più alto, ma non per forza la bolletta delle famiglie: non emerge un legame netto. Le fonti pesano sull’ingrosso; la bolletta dipende anche da altro, come tasse, reti e tariffe regolate.

Il conto, dunque, sta più nell’energia che compriamo che nelle tasse che ci paghiamo sopra, e il gas, secondo ARERA, è il primo fattore del prezzo all’ingrosso.
Ma se il gas conta così tanto, perché proprio la sera l’Italia va a gas?
Nella serie
Questo è il primo articolo della serie “Ma perché noi italiani paghiamo così tanto l’energia?”. La risposta alla domanda qui sopra è nel prossimo articolo. Dopo: chi paga la transizione, che cosa manca a eolico, accumuli e tetti.
Nota di metodo (per chi vuole controllare i conti)
I prezzi di Eurostat sono medie nazionali per fasce di consumo standard (famiglie 2.500-4.999 kWh l’anno, imprese 500-1.999 MWh l’anno), non la bolletta media: contratti fissi o variabili e bonus non sono separati. Svizzera e Regno Unito non ci sono; per i paesi fuori dall’euro il cambio sposta i prezzi. Nel grafico dell’ingrosso ho escluso le zone con licenza non aperta. La media dell’ingrosso è semplice, non pesata per i volumi.
Il GME descrive il suo indicatore sul gas al margine come simile a uno costruito sui volumi venduti. Non so dire se misuri ore o volumi, perché la formula non l’ho letta: per questo non si confronta con il 66% dell’EEA, che conta ore.
Fonti
Consultate il 30 ottobre 2026. Segno il grado di ogni fonte: primaria (l’ente che produce il dato), elaborazione (la redazione su dati primari), secondaria.
- Eurostat, prezzi dell’elettricità per le famiglie (nrg_pc_204, fascia 2.500-4.999 kWh l’anno), primo semestre 2026, dati aggiornati al 19 ottobre 2026. Primaria; elaborazione della redazione. https://ec.europa.eu/eurostat/api/dissemination/statistics/1.0/data/nrg_pc_204
- Eurostat, prezzi dell’elettricità per le imprese (nrg_pc_205, fascia 500-1.999 MWh l’anno), primo semestre 2026. Primaria; elaborazione della redazione. https://ec.europa.eu/eurostat/api/dissemination/statistics/1.0/data/nrg_pc_205
- ARERA, comunicato “I numeri dei servizi pubblici” (Relazione annuale 2025), 1 luglio 2026. Primaria. https://www.arera.it/fileadmin/allegati/com_stampa/26/Comunicato_stampa_ARERA__I_numeri_della_Relazione_Annuale_2025.pdf
- ARERA, Relazione annuale, presentazione del Presidente, 1 luglio 2026. Primaria. https://www.arera.it/fileadmin/allegati/relaz_ann/26/discorso_presidente_DIGITAL.pdf
- ARERA, comunicato “Elettricità maggior tutela +37,3% nel IV trimestre 2026 per i clienti vulnerabili”, 29 settembre 2026. Primaria. https://www.arera.it/fileadmin/allegati/com_stampa/26/Comunicato_stampa_ARERA_aggiornamento_Maggior_Tutela_IV_TRIM_2026.pdf
- ARERA, Relazione 301/2026/I/EFR, 6 agosto 2026 (il gas come primo fattore del PUN). Primaria. https://www.arera.it/fileadmin/allegati/docs/26/301-2026-I-efr.pdf
- GME, Esiti MGP, Dati storici, file “Anno 2026” (PUN Index orario). Primaria; elaborazione della redazione. https://www.mercatoelettrico.org/it-it/Home/Esiti/Elettricita/MGP/Statistiche/DatiStorici
- Energy-Charts (Fraunhofer ISE), prezzi day-ahead per zona di mercato, gennaio-giugno 2026 e agosto-ottobre 2026, licenza CC BY 4.0. Primaria; elaborazione della redazione. https://api.energy-charts.info/price
- Ember, “European wholesale electricity price data” (mensile e giornaliero, fino al 29 ottobre 2026) e dati annuali di elettricità per l’Europa (file del 17 giugno 2026), licenza CC BY 4.0. Secondaria (analisi di un centro di ricerca su dati ENTSO-E); elaborazione della redazione. https://ember-energy.org/data/european-wholesale-electricity-price-data/
- Governo federale tedesco, “Energy price relief measures take effect”, 17 febbraio 2026. Primaria. https://www.bundesregierung.de/breg-en/news/reduction-in-energy-prices-2358994
- Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC, il documento del ministero), versione finale, giugno 2024 (file del 1 luglio 2024), par. 4.5.3 (p. 419) e p. 171. Primaria. https://www.mase.gov.it/portale/documents/d/guest/pniec_2024_revfin_01072024-pdf
- GME, Relazione annuale 2024 (passaggio al PUN Index GME dal 1 gennaio 2025; indicatore ITM dei cicli combinati, 61,4%). Primaria. https://www.mercatoelettrico.org/Portals/0/Documents/it-IT/Gme_RelazioneAnnualeWeb_2024.pdf
- GME, Relazione annuale 2025 (giugno 2026; indicatore ITM dei cicli combinati, 52,5% nel 2025). Primaria. https://www.mercatoelettrico.org/Portals/0/Documents/it-IT/Gme_RelazioneAnnualeWeb_2025.pdf
- GME, glossario (offerta marginale, prezzo di equilibrio, indicatore ITM). Primaria, senza data. https://www.mercatoelettrico.org/en-us/Home/Glossary
- Agenzia europea dell’ambiente (EEA), Briefing 18/2026, “Renewable electricity – best buffer against gas price volatility”, 2 luglio 2026. Primaria (agenzia dell’Unione europea). https://www.eea.europa.eu/en/analysis/publications/renewable-electricity-buffering-gas-prices
- Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, nota sul decreto bollette, 16 ottobre 2026. Primaria. https://www.mase.gov.it/portale/-/dl-bollette-pichetto-accordo-politico-preliminare-con-l-ue-
- Eurostat, prezzi del gas per le famiglie (nrg_pc_202), secondo semestre 2025 e primo semestre 2026. Primaria; elaborazione della redazione. https://ec.europa.eu/eurostat/api/dissemination/statistics/1.0/data/nrg_pc_202