Nel 1970 gli interessi sul debito erano il 4,3% della spesa dello Stato; tra il 1993 e il 1996 circa il 28%. Che cosa è successo in mezzo, e dove vanno oggi i soldi dello Stato, settore per settore?
Per rispondere ho messo insieme tre serie di dati ufficiali sulla spesa dello Stato per settore. Una serie registra la stessa misura anno dopo anno; queste coprono periodi diversi, includono cose diverse e non si possono unire in una sola. Ai numeri ho affiancato i fatti storici che le fonti documentano, in nove tappe: dal cambio di valuta ai limiti dei numeri.
Come si confrontano cinquant’anni di spesa, tra lire ed euro?
Fino al 2001 i conti dello Stato erano in lire. Le serie ufficiali le hanno già convertite in euro al cambio fisso di 1.936,27 lire per euro: cambia l’unità, non il potere d’acquisto. Per questo qui uso le percentuali, che non dipendono dalla valuta: su cento euro spesi dallo Stato in un anno, quanti vanno a ogni settore.
Il totale su cui calcolo le percentuali è la spesa finale: tutto ciò che lo Stato spende, senza il rimborso dei titoli di Stato (i prestiti che lo Stato prende da chi compra BOT, BTP e simili) in scadenza, che non è una scelta di spesa. Gli interessi sul debito, invece, sono spesa vera e restano un settore a sé.
Una sola serie omogenea dal 1970 al 2027 non esiste. Ci sono tre serie, e ognuna misura una cosa diversa:
| Serie | Che cosa misura | Anni |
|---|---|---|
| Bilancio dello Stato per categoria funzionale, cioè per scopo, come difesa o istruzione (RGS, la Ragioneria generale dello Stato) | i pagamenti dello Stato: i soldi effettivamente usciti | 1970-2009 |
| Legge di bilancio per missione, cioè per grande finalità (RGS) | gli stanziamenti iniziali dello Stato: quanto la legge autorizza a spendere a inizio anno | 2008-2027 |
| Spesa di tutte le amministrazioni pubbliche per funzione (Istat ed Eurostat, classificazione COFOG, cioè la classificazione internazionale delle funzioni delle amministrazioni pubbliche) | la spesa di Stato, regioni, comuni ed enti di previdenza insieme | 1995-2024 |
Le tre serie non si uniscono. Nel 2008 e nel 2009 le prime due si sovrappongono e danno livelli diversi: nella seconda, per esempio, l’amministrazione generale pesa circa 7,5-7,7 punti percentuali in più (punti percentuali: la distanza tra due percentuali; da 10% a 12% sono 2 punti). Quindi i livelli prima e dopo il 2008 non si confrontano; le tendenze dentro ciascuna serie, sì.
Il 2027 è la seconda annualità del bilancio pluriennale 2026-2028, già approvato (non una proposta).
Su cento euro spesi dallo Stato, dove vanno?
Su cento euro di spesa finale dello Stato nel 2025, secondo la legge di bilancio, il settore più grande è il sociale (previdenza, assistenza e lavoro): 23,1 euro.
| Settore | Su cento euro, 2025 (legge di bilancio) |
|---|---|
| Sociale (previdenza, assistenza, lavoro) | 23,1 |
| Autonomie territoriali (trasferimenti a regioni ed enti locali, di cui circa 89 miliardi per la sanità) | 16,2 |
| Interventi nell’economia | 13,6 |
| Interessi sul debito | 11,7 |
| Rimborsi d’imposta e regolazioni contabili | 11,2 |
| Amministrazione generale (organi costituzionali, servizi istituzionali, politiche economico-finanziarie) | 9,0 |
| Istruzione, università, cultura, ricerca | 8,4 |
| Difesa | 4,0 |
| Giustizia e ordine pubblico | 2,7 |
| Casa e assetto urbanistico | 0,1 |
La colonna somma 100, salvo gli arrotondamenti. Fonte: RGS, OpenBDAP (stanziamenti iniziali del 2025).
Nel 1970 la classificazione era un’altra: i numeri dei settori che seguono (interessi, difesa, istruzione) sono quelli del bilancio dello Stato di allora, e non si leggono come la stessa serie.
Dentro la stessa serie, quella delle leggi di bilancio, il sociale passa dal 18,5% del 2008 al 23,1% del 2025; le autonomie territoriali dal 21,3% al 16,2%; la giustizia e l’ordine pubblico dal 3,1% al 2,7%. Qui il finanziamento della sanità da parte dello Stato non è nel sociale ma nelle autonomie territoriali (88,7 miliardi nel 2025, il 9,7% della spesa finale); nella classificazione COFOG, più sotto, la sanità è separata.
Quanto pesano gli interessi sul debito?
Gli interessi sul debito sono il risultato più solido di tutta l’analisi, nella direzione. Nel 1970 erano il 4,3% della spesa dello Stato; tra il 1993 e il 1996 circa il 28%, più di un euro su quattro (RGS, pagamenti, senza il rimborso dei prestiti). In rapporto al PIL, il valore di ciò che l’Italia produce in un anno, sono passati dallo 0,8% al 10,9% del 1993. Il valore più alto della quota, il 30,4% del 1997, cade in un anno di cambio di classificazione: la nota di metodo spiega perché non è il massimo vero.

Nelle leggi di bilancio la quota parte dal 14,9% del 2008 e arriva a un massimo del 16,6% nel 2012. Poi scende fino al minimo del 9,4% nel 2023 e risale: l’11,7% nel 2025 e il 12,5% nel 2027.
Sul debito e sugli interessi ho scritto anche in «Debito pubblico, interessi e sanità: le cifre di un video, controllate».
Che cosa succedeva in quegli anni, secondo le fonti. Le fonti documentano questi fatti; non dicono quanto ciascuno pesi sulla quota degli interessi.
- Anni Settanta. Il 17 ottobre 1973, scrive la CIA in un memo del 19 ottobre, l’OAPEC, l’organizzazione dei paesi arabi produttori di petrolio, decide di ridurre la produzione: è il primo shock petrolifero. Secondo la Banca d’Italia (Quaderni di Storia Economica) l’impatto sull’Italia è «circa il doppio della media OCSE», cioè dell’organizzazione dei paesi più industrializzati. In quegli anni il disavanzo dello Stato è in parte finanziato dalla Banca d’Italia, che compra i titoli rimasti invenduti: una ricerca della Banca d’Italia (Questioni di economia e finanza) scrive, nel sommario in inglese, che nei primi anni Settanta i deficit di bilancio e la creazione di base monetaria erano correlati (in inglese: «were correlated»).
- 1981-1993. Nel 1981 il Tesoro e la Banca d’Italia avviano il «divorzio»: la Banca non è più obbligata a comprare i titoli invenduti (Banca d’Italia, 2011). Secondo la stessa fonte, i tassi di interesse reali tornano positivi, ma «gli effetti del “divorzio” sulla politica di bilancio non sono invece quelli sperati»; nelle Considerazioni finali del Governatore sul 1990 (31 maggio 1991) si legge che «il debito netto dell’Italia verso l’estero e il debito dello Stato alimentano una spesa per interessi crescente».
- Dopo il 1993. Il calo dei tassi nominali ha contribuito «in misura considerevole» alla riduzione del disavanzo negli anni Novanta (Banca d’Italia, Relazione sul 1999); nel maggio 1998 l’Italia è ammessa all’euro (decisione 98/317/CE). I tassi di interesse non sono nei dati di questo articolo: il legame con la quota degli interessi è una lettura, non una misura.
- 2011-2012. Nella crisi dello spread, la differenza di rendimento tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, la Banca d’Italia (Relazione sul 2012) registra che nel 2012 la spesa per interessi delle amministrazioni pubbliche sale del 10,7%; il massimo del 16,6% delle leggi di bilancio cade nel 2012.
Che fine ha fatto la difesa?
Nella spesa dello Stato la difesa vale:
- 1970: il 10,0%.
- 1980: il 4,1%.
- Dal 1980 al 2009: tra il 3,0% (1999) e il 4,9% (2004).
- Leggi di bilancio 2008-2027: tra il 3,7% e il 4,4%.
Le due serie concordano nel 2008 e nel 2009.
Il calo in rapporto al PIL è più piccolo: dall’1,95% all’1,21% tra il 1970 e il 1980. Negli anni Settanta la quota scende in parte perché cresce il resto della spesa e in parte perché la difesa scende anche in rapporto al PIL. Per tutte le amministrazioni pubbliche la difesa resta tra il 2,2% e il 2,9% della spesa totale dal 1995.
Perché la quota della difesa scende tra il 1973 e il 1978, le fonti lette non lo documentano.
L’istruzione è stata tagliata negli anni Settanta?
La quota dell’istruzione, della cultura e della ricerca nella spesa dello Stato:
- 1970: il 19,8%.
- 1980: il 12,8%.
- Minimo: il 9,1%, nel 1987.
Ma in rapporto al PIL, tra il 1970 e il 1980, resta quasi ferma: dal 3,9% al 3,8%.
Quindi nel 1970-1980 non è un taglio: è il resto della spesa che cresce. La spesa finale dello Stato passa dal 19,6% al 29,8% del PIL, e la quota di ogni settore si restringe se il totale si allarga.
Nelle leggi di bilancio la quota scende dal 10,7% del 2008 all’8,4% del 2025. Per tutte le amministrazioni pubbliche, dal 1995 al 2024, l’istruzione passa dall’8,5% all’8,0%, con un massimo del 9,7% nel 2003 e un minimo del 7,3% nel 2022.
Nel 2008 il decreto-legge 112 (articolo 64) riduce il personale della scuola. La Banca d’Italia stima che «circa il 70 per cento della riduzione del numero di occupati» pubblici, dal picco del 2006, sia dovuto alla scuola (Relazione sul 2012, su dati del Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato fino al 2011). I dati dicono che la quota scende dopo il 2008, non quanto di quel calo dipenda da questo decreto.
Dove vanno i soldi di tutte le amministrazioni pubbliche?
Le cifre più solide per «dove vanno i soldi pubblici», dal 1995, vengono dalla classificazione COFOG dell’Istat (la classificazione internazionale delle funzioni delle amministrazioni pubbliche), che riguarda tutte le amministrazioni pubbliche, non solo lo Stato.

- Protezione sociale (pensioni, disoccupazione, sostegno alle famiglie e assistenza): dal 34,0% della spesa nel 1995 al 42,2% nel 2024, con un massimo del 44,0% nel 2020.
- Sanità: dal 9,9% nel 1995 a un massimo del 14,8% nel 2010; poi scende fino al 12,2% nel 2023 e nel 2024 è al 13,2%.
- Istruzione: dall’8,5% nel 1995 a un massimo del 9,7% nel 2003, poi al 7,3% nel 2022 e all’8,0% nel 2024.
- Difesa: tra il 2,2% e il 2,9%.
- Abitazioni e assetto territoriale: un picco dell’8,3% nel 2023, contro l’1,0% del 2020 e l’1,5% del 2024. I dati non dicono perché.
Le quote sommano sempre 100: negli anni in cui le abitazioni salgono all’8,3% le altre funzioni pesano meno, e nel 2024, quando le abitazioni tornano all’1,5%, risalgono.
Che cosa non raccontano le leggi di bilancio?
La legge di bilancio è il programma di spesa di inizio anno; le crisi decise durante l’anno non ci sono. Nel 2020, l’anno della pandemia, la quota degli interventi per l’economia sale di 11,6 punti percentuali tra la legge di bilancio e gli stanziamenti definitivi, cioè gli importi dopo le variazioni fatte durante l’anno: la legge di bilancio iniziale non contiene la spesa decisa durante l’anno.
Altre due cose non sono ovvie. Nelle leggi di bilancio un euro su nove è un rimborso d’imposta o una regolazione contabile: 102,6 miliardi nel 2025, l’11,2% della spesa finale, nel programma «Regolazioni contabili, restituzioni e rimborsi d’imposte» (un programma è una voce di spesa dentro una missione).
Non sono spesa per un settore, e se restano nell’«amministrazione generale» quel settore sembra molto più grande di quanto sia: per questo li tengo a parte.
Il programma che è cresciuto di più si chiama «interventi di sostegno tramite il sistema della fiscalità»: da 18,4 miliardi nel 2019 a 61,4 nel 2025. Che cosa contenga, qui non è verificato.
È la parte principale dell’aumento degli interventi nell’economia nelle leggi di bilancio: dal 5,2% della spesa nel 2008 al 13,6% nel 2025, cioè 96 miliardi in più, di cui 61 in questo programma. Nel bilancio pluriennale la quota torna all’11,6% nel 2027.
Che cosa dicono, insieme, i numeri?
Messi in fila, i dati dicono cose che i titoli sui «tagli» e sugli «sprechi» lasciano separate:
- La variazione più marcata tra quelle leggibili è quella degli interessi: dal 4,3% (1970) a circa il 28% (1993-1996) della spesa dello Stato. Nelle leggi di bilancio, dal 2008, passano da un massimo del 16,6% (2012) a un minimo del 9,4% (2023), poi risalgono.
- Una quota che scende non è sempre un taglio: negli anni Settanta l’istruzione perde quota ma in rapporto al PIL resta ferma, e la difesa perde quota e in rapporto al PIL scende meno della quota.
- Per tutte le amministrazioni pubbliche il peso maggiore è la protezione sociale: il 42,2% della spesa nel 2024, in crescita dal 1995.
- Le leggi di bilancio non sono tutta la spesa: le crisi decise in corso d’anno, come il 2020, non ci sono.
Che cosa i numeri non possono dire?
Due limiti, che vanno tenuti presenti.
- Le tre serie. Non si uniscono: la prima misura i pagamenti, la seconda gli stanziamenti iniziali, la terza la spesa di tutte le amministrazioni pubbliche. I livelli prima e dopo il 2008 non si confrontano, e il 2027 è la seconda annualità del bilancio pluriennale, non il disegno di legge.
- Le ragioni. Un numero dice quanto, non perché. I fatti storici indicati sono quelli che le fonti documentano; per la difesa, per il 2014-2027 e per le variazioni brusche del 1993, 1997 e 2001, che con buona probabilità sono voci cambiate di categoria, qui non do ragioni.
Non resta che vedere se la ripartizione per settore del disegno di legge di bilancio 2027, presentato alla Camera il 30 ottobre 2026 (A.C. 3174), seguirà quella del bilancio pluriennale già approvato.
Domande frequenti
Perché i dati sono in percentuale e non in euro?
Perché fino al 2001 i conti erano in lire. Le serie ufficiali le convertono in euro al cambio fisso di 1.936,27 lire per euro: cambia l’unità, non il potere d’acquisto. Le percentuali dicono, su cento euro spesi dallo Stato in un anno, quanti vanno a ogni settore, e non dipendono dalla valuta.
Che cosa sono gli interessi sul debito?
Sono ciò che lo Stato paga ogni anno a chi ha prestato denaro comprando i suoi titoli. Nel 1970 erano il 4,3% della spesa dello Stato e tra il 1993 e il 1996 circa il 28% (pagamenti, RGS); nel bilancio pluriennale il 2027 è al 12,5%.
La spesa per la difesa è calata?
Sì, in quota: dal 10,0% della spesa dello Stato nel 1970 al 4,1% nel 1980, poi tra il 3,0% e il 4,9%. In rapporto al PIL il calo è più piccolo, dall’1,95% all’1,21% tra il 1970 e il 1980. Negli anni Settanta la quota scende in parte perché cresce il resto della spesa e in parte perché la difesa scende anche in rapporto al PIL.
Dove vanno i soldi di tutte le amministrazioni pubbliche nel 2024?
Nel 2024, secondo l’Istat, il 42,2% della spesa totale va alla protezione sociale (pensioni, disoccupazione, sostegno alle famiglie e assistenza), il 13,2% alla sanità, l’8,0% all’istruzione e il 2,6% alla difesa. Sono quote della spesa di Stato, regioni, comuni ed enti di previdenza insieme.
Perché non c’è una sola serie dal 1970 al 2027?
Perché le fonti ufficiali cambiano e misurano cose diverse: i pagamenti dello Stato fino al 2009, gli stanziamenti iniziali delle leggi di bilancio dal 2008. Nel 2008 e nel 2009 si sovrappongono con livelli diversi: si confrontano le tendenze dentro ciascuna serie, non i livelli tra serie.
Il 2027 è il disegno di legge di bilancio?
No: i dati del 2027 sono quelli del bilancio pluriennale 2026-2028, già approvato. Il disegno di legge per il 2027, la proposta del governo che il Parlamento deve approvare, non è tra i dati usati.
Scarica i dati e il codice
Ho raccolto in un file zip le tabelle e il codice con cui ho rifatto i conti, così chi vuole può ripetere le analisi. Dentro ci sono le tabelle elaborate in file CSV, cioè tabelle di testo semplice (le tre serie, il confronto tra le serie e tra stanziamenti iniziali e definitivi), gli script che rifanno i conti e disegnano i tre grafici, scritti in R, un linguaggio per l’analisi dei dati, un file di istruzioni e l’elenco dei file scaricati, con indirizzo, data e impronta. I dati originali della RGS, di Eurostat e di AMECO non sono nel file: si scaricano dai siti indicati nelle fonti. Scarica i dati e il codice dell’analisi (zip): 46.779 byte, 4 novembre 2026, SHA-256 707b8630fa595b8e84cada0333b8287a84cf35a3cb5a596e7a51eef6a2302cf4.
Nota di metodo (per chi vuole controllare i conti)
Le quote dello Stato (1970-2009 e 2008-2027) sono calcolate sulla spesa finale, cioè il totale senza il rimborso dei prestiti. Per le leggi di bilancio ho raggruppato le missioni in settori: per esempio la difesa comprende la difesa e il soccorso civile, come faceva la RGS con la protezione civile; i rimborsi d’imposta e le regolazioni contabili e le relazioni con le autonomie territoriali sono settori a parte; gli interessi sono il macroaggregato 7 «oneri del debito pubblico» in qualunque missione. La quota in rapporto al PIL usa il PIL nominale di AMECO, con la stessa conversione delle lire; per il 2026 e il 2027 non c’è, perché il PIL è solo previsto.
Ho controllato le serie una contro l’altra. Per interessi, difesa, istruzione, giustizia e sociale, le variazioni 1995-2009 (per gli interessi 2001-2009) della serie dei pagamenti e quelle della COFOG delle amministrazioni centrali vanno nella stessa direzione (correlazioni dei livelli tra 0,56 e 0,90); per gli interventi economici no, ed è per questo che non ne tratto. Gli stanziamenti iniziali e definitivi delle leggi di bilancio 2008-2025 differiscono in media di meno di un punto, con l’eccezione del 2020 (11,6 punti percentuali negli interventi economici).
Nel 1997 gli interessi in euro scendono da 103,1 a 98,9 miliardi e in rapporto al PIL da 9,8% a 9,0%, mentre la loro quota sale dal 28,1% al 30,4%, perché la spesa finale su cui si calcola scende da 366 a 325 miliardi (dal 35,0% al 29,7% del PIL) e risale nel 1998-1999.
Il disegno di legge di bilancio 2027 (A.C. 3174, il testo che il governo ha presentato alla Camera) nei dati non c’è: il 2027 è la seconda annualità del bilancio pluriennale 2026-2028. Sulla manovra per il 2027 e sull’energia ho scritto in «Manovra ed energia: da dove arrivano i 14 miliardi del MASE».
Nella serie dei pagamenti la classificazione cambia nel 1998, e in alcuni anni (1993, 1997, 2001) ci sono salti in direzioni opposte, con buona probabilità voci cambiate di categoria e non spesa cambiata (per il 2001, dal 2001 la sanità delle regioni a statuto ordinario non è più finanziata con trasferimenti dello Stato: d.lgs. 56/2000): per questo non li commento e non traggo una conclusione sul peso degli interventi nell’economia prima del 2009.
Nella serie COFOG gli interessi sul debito sono separati solo dal 2001, e il 2025 non è ancora stato pubblicato da Eurostat.
Per le abitazioni: l’Istat, nel comunicato del 1° marzo 2023, scrive che, dopo gli approfondimenti con Eurostat, i crediti d’imposta del Superbonus e del Bonus facciate sono classificati «pagabili» (crediti che, con ragionevole certezza, saranno usati per intero nel corso del tempo) e registrati come spese per l’intero ammontare, dal 2020; se il picco delle abitazioni dipenda da questo, la COFOG non lo dice.
I dati sono stati scaricati il 4 novembre 2026. Il codice in R e le tabelle sono nel file zip allegato all’articolo; i file originali si riscaricano dalle fonti con lo script 00_scarica_fonti.R, che è nello zip.
Fonti
Consultate il 4 novembre 2026. Segno il grado di ogni fonte: primaria (chi produce il dato), elaborazione (su dati primari), secondaria.
- RGS, Ragioneria generale dello Stato, «La spesa dello Stato dall’Unità d’Italia» (2011), database
DB_e_Tavole_1862_2009.xls, pagamenti del bilancio dello Stato per categoria funzionale, 1970-2009. Primaria; elaborazione su dati primari. - RGS, OpenBDAP, «Legge di Bilancio Pubblicata – Serie storica – Spese per Missione Programma Macroaggregato», 2008-2027 (licenza CC BY). Primaria; elaborazione su dati primari.
- Eurostat, gov_10a_exp (dati Istat), spesa delle amministrazioni pubbliche per funzione (COFOG), Italia, 1995-2024, aggiornamento del 21/10/2026. Primaria.
- Commissione europea, AMECO, PIL nominale e saldi (con la conversione delle lire a 1.936,27 per euro). Primaria.
- Banca d’Italia, «L’autonomia della politica monetaria», intervento del 15 febbraio 2011. Primaria (per le valutazioni della Banca). https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-governatore/integov2011/AREL_150211.pdf
- Banca d’Italia, Considerazioni finali del Governatore sul 1990, 31 maggio 1991. Primaria. https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-governatore/integov1991/CIAMPI_310591.pdf
- Banca d’Italia, Relazione annuale sul 1999 (assemblea del 31 maggio 2000), Considerazioni finali. Primaria. https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/relazione-annuale/1999/rel99_pubb_completa.pdf
- Banca d’Italia, Relazione annuale sul 2012, 31 maggio 2013. Primaria. https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/relazione-annuale/2012/rel_2012.pdf
- Banca d’Italia, «Monetary policy and fiscal dominance in Italy from the early 1970s to the adoption of the euro: a review», Questioni di economia e finanza n. 141, Gaiotti e Secchi, novembre 2012. Primaria. https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2012-0141/QEF_141.pdf
- Banca d’Italia, «L’Italia e la crisi della golden age. La politica monetaria italiana dalla metà degli anni Sessanta alla vigilia dello SME (1965-1978)», Quaderni di Storia Economica n. 55, Gelsomino, luglio 2025. Primaria. https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/quaderni-storia/2025-0055/QSE-55.pdf
- Office of the Historian (Dipartimento di Stato USA), FRUS 1969-76, vol. XXXVI, doc. 223, memo della CIA del 19 ottobre 1973. Primaria. https://history.state.gov/historicaldocuments/frus1969-76v36/d223
- Normattiva, decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, «Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria», convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133; art. 64, «Disposizioni in materia di organizzazione scolastica». Primaria. https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2008-06-25;112~art64
- Istat, «PIL e indebitamento AP. Anni 2020-2022: prodotto interno lordo, indebitamento netto e saldo primario delle Amministrazioni pubbliche», comunicato stampa del 1° marzo 2023 (con una sezione sul trattamento del Superbonus e del Bonus facciate). Primaria. https://www.istat.it/it/files/2023/03/PIL-e-indebitamento-AP.pdf
- Consiglio dell’Unione europea, «Decisione del Consiglio del 3 maggio 1998 a norma dell’articolo 109 J, paragrafo 4 del trattato (98/317/CE)», riunito nella composizione dei capi di Stato o di governo, GU L 139 dell’11 maggio 1998, pp. 30-35 (l’articolo 1 dice che l’Italia, con altri dieci Stati, soddisfa le condizioni per l’adozione della moneta unica il 1° gennaio 1999). Primaria. https://publications.europa.eu/resource/celex/31998D0317
- Camera dei deputati, scheda dell’A.C. 3174, «Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2027 e bilancio pluriennale per il triennio 2027-2029», presentato il 30 ottobre 2026. Primaria. https://www.camera.it/leg19/126?tab=&leg=19&idDocumento=3174&sede=&tipo=