Dal 1° luglio c’è un dazio europeo da 3 euro sui pacchi che arrivano da fuori dell’Unione europea; dal 1° novembre si aggiunge un altro prelievo da 2 euro, una tassa di gestione; un terzo, italiano, è rinviato. Fanno 5 euro in più su ogni pacco di Temu e Shein?
Per rispondere ho letto gli avvisi dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli (ADM), le pagine della Commissione europea e il decreto-legge, in sei tappe: dai tre prelievi che si confondono a ciò che le fonti non dicono ancora.
Quali sono i tre prelievi, e quanto valgono?
Sui pacchi extra UE ci sono tre prelievi diversi, e i titoli li confondono.
| Prelievo | Importo | Da quando | Stato |
|---|---|---|---|
| Dazio doganale UE | 3 euro per tipologia di articolo (ADM: «per articolo», non per pezzo né per collo), fino a 150 euro di valore | 1° luglio 2026, fino al 1° luglio 2028 | in vigore |
| Tassa di gestione UE («Union Handling Fee», UHF) | 2 euro per articolo («per item»), qualunque sia il valore | 1° novembre 2026, senza scadenza | in vigore |
| Contributo italiano | 2 euro a spedizione (legge 199/2025, art. 1, c. 127) | rinviato al 1° gennaio 2027 | rinviato; proposta di cancellarlo |
Temu e Shein sono i nomi del titolo: le fonti ufficiali non nominano nessuna piattaforma. Le regole valgono per le vendite a distanza di merci da paesi fuori dall’Unione europea, con alcune esclusioni.
Altroconsumo (un’associazione di consumatori che ha anche un’attività commerciale: il dettaglio è nelle Fonti) riporta che Temu, in una risposta del suo team legale, ha dichiarato di applicare, per ordini extra UE fino a 150 euro, «3 euro per ciascuna tipologia diversa di prodotto più l’Iva applicabile»; riporta anche che Shein segnala con l’etichetta «Magazzino EU» i prodotti presenti nell’Unione. Avverte però, in generale, che per i marketplace (negozi online che vendono merce di altri) usare magazzini in Europa «non garantisce automaticamente la non applicazione dei prelievi europei». Che cosa faccia ogni piattaforma, qui non è verificato sulle loro pagine.
Il dazio da 3 euro è «a pacco» o «per articolo»?
Per articolo, e «articolo» non vuol dire «pezzo». L’imposta, scrive l’ADM, «non viene determinata per singolo collo, ma in base alla classificazione tariffaria dei singoli articoli contenuti nel pacco e dichiarata in dogana»: «collo» vuol dire pacco, e la classificazione tariffaria è il codice con cui la dogana classifica ogni tipo di prodotto. In pratica, si paga per tipologia di prodotto.
La pagina dell’ADM fa due esempi. Cinque magliette uguali: 3 euro. Una maglietta e un orologio: 6 euro, perché sono due tipologie diverse.
Che cosa cambia dal 1° novembre con la tassa da 2 euro?
Dal 1° novembre c’è la «Union Handling Fee» (UHF), una tassa di gestione. Nell’avviso del 23 ottobre l’ADM scrive che è «per articolo (per item, non ad valorem)», cioè non dipende dal prezzo: 2 euro, fissati dalla Commissione europea con il regolamento delegato (UE) 2026/2152, pubblicato il 22 ottobre 2026.
Tre caratteristiche contano per chi compra:
- Vale a prescindere dal valore. Si applica anche sopra i 150 euro, dove il dazio da 3 euro non c’è e valgono i dazi ordinari (Altroconsumo).
- Non ha scadenza e non è rimborsabile: è una misura «permanente e priva di scadenze temporali».
- Ha l’IVA. L’ADM scrive che è «imponibile ai fini IVA». Altroconsumo scrive che sui 2 euro si paga l’IVA «in ogni caso»: al 22%, 2,44 euro per articolo; in un’altra pagina, che l’IVA si aggiunge «se i due importi vengono addebitati al momento dell’acquisto».
Un esempio con prodotti diversi, per i quali il dubbio sul conteggio non c’è: una maglietta e un orologio, due articoli, pagano 6 euro di dazio e 4 euro di tassa di gestione, cioè 10 euro prima dell’IVA.
Con un solo articolo il conto è 3 più 2: 5 euro, che Altroconsumo porta a 6,10 con l’IVA al 22% su entrambi; per l’IVA sul dazio, la relazione al disegno di legge di bilancio 2027 scrive che il dazio forfettario di 3 euro è, «secondo le determinazioni della Commissione», base imponibile IVA (la cifra su cui si calcola l’IVA). Quindi, nei pacchi fino a 150 euro, i «5 euro» sono il minimo per un articolo, non una cifra «a pacco»: con più tipologie cresce.
Chi paga: il cliente o il venditore?
In breve: il dazio da 3 euro e la tassa di gestione da 2 euro sono prelievi dell’Unione europea. Per le regole europee, il dazio e la tassa di gestione spettano di norma al venditore o all’importatore, non al cliente (per il dazio l’acquirente paga solo in casi rarissimi). Chi sostiene il costo è un’altra cosa: nessuna norma vieta di aggiungerli al prezzo o alle spese di spedizione, e secondo una dichiarazione di Temu riportata da Altroconsumo la piattaforma «applica 3 euro per ciascuna tipologia diversa di prodotto» agli ordini. È probabile che il costo ricada, in tutto o in parte, su chi compra: su un prodotto da pochi euro, 5 euro pesano molto sul prezzo e sul guadagno del venditore. È una previsione.
Per il dazio, l’ADM scrive che il responsabile del pagamento è il dichiarante della merce (chi presenta la dichiarazione in dogana), «ossia il venditore o l’importatore», e nelle domande frequenti aggiunge che l’acquirente paga «solo in casi rarissimi». La Commissione scrive che il dazio «is not a tax on consumers», non è una tassa sui consumatori.
Per la tassa di gestione l’avviso ADM indica come «debitore principale», cioè chi deve pagare, il dichiarante, come per il dazio. Altroconsumo scrive che «nessuna norma vieta al venditore di ribaltare il costo», cioè di scaricarlo.
Nel test di Altroconsumo del 1° novembre, una camicia da circa 7 euro su Temu arrivava a quasi 12 con 6,10 euro di prelievi, che la piattaforma al momento copriva in parte (per il 20%).
Un precedente, in un altro mercato: nell’aprile 2025 Temu e Shein hanno annunciato aumenti dei prezzi negli Stati Uniti, mentre gli USA applicavano dazi del 145% sulle importazioni dalla Cina e preparavano la fine dell’esenzione per i pacchi di basso valore. Shein ha attribuito l’aumento ai cambiamenti nelle regole del commercio globale e nei dazi, Temu all’aumento delle spese operative (CBS News, 17 aprile 2025). Non dice che cosa faranno in Europa.
E il contributo italiano da 2 euro?
È una terza cosa, solo italiana: un contributo di 2 euro a spedizione. Un decreto-legge (una norma d’urgenza del governo) ne rinvia l’applicazione al 1° gennaio 2027. Nel disegno di legge di bilancio 2027 (la sua proposta di spesa, che il Parlamento deve approvare) il governo propone di cancellarlo. È una proposta, non una legge approvata. Il decreto non scrive l’importo: i 2 euro a spedizione sono nella legge di bilancio 2026 (legge 199/2025, articolo 1, comma 127), come ricorda la relazione al disegno di legge di bilancio 2027.
Che cosa le fonti non dicono ancora?
- Che cosa sia un «articolo» per la tassa di gestione. L’avviso dell’ADM non lo definisce; per il dazio, ADM e Commissione dicono che si conta per classificazione tariffaria. Altroconsumo scrive che la tassa si conta allo stesso modo (cinque magliette uguali e con la stessa provenienza: un articolo). Il testo europeo che lo definisce non è tra le fonti lette.
- Il contributo italiano. Il testo dei commi 126-128 della legge 199/2025 non è tra le fonti lette qui; la relazione al disegno di legge di bilancio ne riassume il contenuto (2 euro a spedizione, fino a 150 euro di valore dichiarato).
Non resta che vedere, dai primi ordini di novembre, quanto di questi prelievi comparirà nel prezzo che paga chi compra.
Domande frequenti
Quanti prelievi si pagano su un pacco da Temu o Shein?
Per un solo articolo sotto i 150 euro, 5 euro: 3 di dazio e 2 di tassa di gestione, che Altroconsumo porta a 6,10 con l’IVA al 22% su entrambi. Con più tipologie di prodotto il conto cresce.
La tassa da 2 euro vale anche sopra i 150 euro?
Sì: secondo l’ADM si applica «indipendentemente dal valore della merce», quindi anche alle spedizioni da più di 150 euro. Il dazio da 3 euro, invece, vale solo fino a 150 euro; oltre, secondo Altroconsumo, valgono i dazi ordinari. La tassa non ha scadenza e non è rimborsabile.
Il dazio da 3 euro è a pacco o per articolo?
Per tipologia di articolo, non per pezzo né per pacco. Cinque magliette uguali: 3 euro; una maglietta e un orologio: 6 euro.
Chi paga il dazio e la tassa di gestione?
Di norma, per le regole europee, il venditore o l’importatore: per il dazio l’ADM indica il dichiarante (chi presenta la dichiarazione in dogana) e l’acquirente paga «solo in casi rarissimi»; per la tassa di gestione il «debitore principale» è il dichiarante. Secondo Altroconsumo, nessuna norma vieta al venditore di ribaltare il costo sul prezzo. Che alla fine il costo ricada su chi compra è probabile, ma è una previsione.
Il contributo italiano da 2 euro si paga adesso?
No: è rinviato al 1° gennaio 2027. Il governo, nel disegno di legge di bilancio 2027, propone di cancellarlo: è una proposta, non una legge approvata.
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Nota di metodo (per chi vuole controllare i conti)
L’esempio con la maglietta e l’orologio usa le due tipologie dell’esempio dell’ADM per il dazio (3 euro ciascuna, quindi 6) e conta la tassa di gestione per articolo (2 euro ciascuno, quindi 4): 6 più 4 fa 10, prima dell’IVA. Il 2,44 è 2 euro più il 22% (2 × 1,22); il 6,10 è, secondo Altroconsumo, 5 euro più il 22%. L’IVA sul dazio non è calcolata qui: il 6,10 è di Altroconsumo. Che il dazio entri nella base imponibile lo scrive la relazione tecnica all’A.C. 3174 (p. 257) e lo prevede la direttiva IVA (2006/112/CE, art. 86, par. 1, lett. a).
La pagina dell’ADM sui dazi, senza data, chiama ancora «proposta» la tassa di gestione, che l’avviso del 23 ottobre dà per fissata a 2 euro; la pagina elenca tra i documenti lo stesso avviso.
Riferimenti normativi. Tassa di gestione: regolamento delegato (UE) 2026/2152, pubblicato il 22 ottobre 2026 (l’ADM lo data 21 ottobre 2026 e chiama l’atto delegato «del 21.09.2026»; la relazione al disegno di legge di bilancio indica C(2026)6694 del 21 settembre 2026: le fonti ufficiali non coincidono); debitore: il dichiarante, individuato tra il titolare IOSS (il regime europeo per l’IVA sulle vendite a distanza di beni importati), chi aderisce agli Special Arrangements e il rappresentante doganale indiretto.
Contributo italiano: previsto dai commi 126-128 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2025, n. 199; il decreto-legge 23 ottobre 2026, n. 193, in vigore dal 24 ottobre, all’articolo 1, comma 3, sostituisce la data «1° ottobre 2026» con «1° gennaio 2027» in un altro decreto-legge, il n. 38 del 2026; il comunicato del Consiglio dei ministri del 22 ottobre parla di un rinvio «dal 1° dicembre 2026»: le due date iniziali non coincidono: l’articolo 4 del decreto-legge 162/2026 aveva fissato il 1° dicembre e il decreto 193 lo sopprime (art. 1, comma 4, lettera b), mentre cambia la data «1° ottobre 2026» che stava nel decreto-legge 38/2026 (art. 5, comma 1). Il testo del decreto non nomina i 2 euro.
L’articolo 30 del disegno di legge di bilancio 2027 (A.C. 3174, presentato il 30 ottobre) abroga i commi 126-128 «ai fini del coordinamento» con l’articolo 20 del regolamento (UE) 2026/2108. Le pagine di Altroconsumo sono state lette il 5 novembre 2026.
Fonti
Consultate il 5 novembre 2026. Segno il grado di ogni fonte: primaria (chi produce la norma o l’atto), secondaria.
- ADM, avviso «E-commerce – Vendite a distanza di beni importati. Le novità dal 1° novembre 2026. Union Handling Fee (UHF) e Product Identifiers (PID)», Roma, 23 ottobre 2026. Primaria. https://www.adm.gov.it/portale/documents/20182/6262318/Avviso+e-commerce+-+le+novit%C3%A0+dal+1+novembre++2026+-+UNION+HANDLING+FEE+%28UHF%29.pdf/cfe7b95c-e4c6-3a05-3531-3c6b26d27a7e?t=1792752176446
- ADM, comunicato «Dal 1° luglio al via il nuovo dazio UE sulle spedizioni e-commerce sotto i 150 euro», Roma, 30 giugno 2026. Primaria. https://www.adm.gov.it/portale/documents/20182/256188545/CS-20260630-dazio+3+euro.pdf/7afd8ce9-333b-7613-da42-ee95a57499ac
- ADM, pagina «Spedizioni di modico valore da Paesi extra-UE: le novità dal 1 luglio 2026» (senza data di aggiornamento). Primaria. https://www.adm.gov.it/portale/dazi-spedizioni-modico-valore
- Commissione europea, «Guidance and legal text on temporary flat fee on low-value imports which will apply until 1 July 2028», pubblicata l’8 giugno 2026, aggiornata il 20 luglio 2026. Primaria. https://taxation-customs.ec.europa.eu/news/guidance-and-legal-text-temporary-flat-fee-low-value-imports-which-will-apply-until-1-july-2028-2026-06-08_en
- Governo italiano, «Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 194», seduta del 22 ottobre 2026. Primaria. https://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-194/32912
- Gazzetta Ufficiale, decreto-legge 23 ottobre 2026, n. 193 (GU n. 247 del 23 ottobre 2026), art. 1, comma 3. Primaria. https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2026/10/23/26G00216/sg
- Camera dei deputati, A.C. 3174, «Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2027 e bilancio pluriennale per il triennio 2027-2029», presentato il 30 ottobre 2026, art. 30. Primaria. https://www.camera.it/leg19/126?tab=&leg=19&idDocumento=3174&sede=&tipo=
- Altroconsumo, «Tassa pacchi extra-Ue: 2 euro dal 1° novembre, l’Italia slitta», 30 ottobre 2026. Secondaria; l’associazione ha un’attività commerciale dichiarata (la società Altroconsumo Connect, broker assicurativo pagato con le provvigioni delle polizze). https://www.altroconsumo.it/soldi/imposte-e-tasse/news/tassa-pacchi
- Altroconsumo, «Pacchi extra UE: quanto bisogna risparmiare perché convengano ancora?», 1° novembre 2026. Secondaria; stesso avviso. https://www.altroconsumo.it/soldi/imposte-e-tasse/news/tassa-acquisti-extra-ue
- CBS News, Megan Cerullo, «Shein and Temu say they will raise prices as Trump eliminates “de minimis” import loophole», aggiornato il 17 aprile 2025. Secondaria. https://www.cbsnews.com/news/shein-temu-tariffs-price-increase-de-minimis-loophold-trump
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